Per ecosostenibilità si intende l’insieme delle attività umane praticate secondo assunti ecologisti nell’ambito di uno sviluppo sostenibile. Al centro del concetto di ecosostenibilità si trovano il rinnovamento e la preservazione delle risorse inteso come capacità del mondo di trasformarsi in maniera ciclica senza rompere e modificare i delicati equilibri ambientali che lo governano. Intorno si sviluppano anche i concetti di miglioramento delle condizioni economiche e sociali di tutta la popolazione mondiale perché lo scopo della ecosostenibilità è pur sempre il benessere.

Quindi fondamentalmente ecosostenibilità è garantire alle generazioni future la disponibilità almeno delle stesse risorse che abbiamo ricevuto noi dalle generazioni passate.

Negli ultimi anni sono stati fatti molti passi in avanti per preservare il nostro pianeta. Basti pensare al sempre crescente impiego di risorse rinnovabili, alla riduzione dei consumi e delle emissioni inquinanti, al riciclo dei rifiuti con la raccolta differenziata. Tuttavia, ci sono alcuni settori di cui difficilmente si riesce a percepire il reale impatto sulle risorse del pianeta, tra questi rientra purtroppo il settore della moda e dell’abbigliamento.

La filiera del tessile è una delle più inquinanti ed impattanti a livello globale. Sfruttamento dei terreni e degli agricoltori, abuso di pesticidi, spreco di acqua nei campi. Sfruttamento dei lavoratori ed utilizzo smisurato di sostanze chimiche inquinanti nelle fabbriche. Tutto ciò comporta, oltre ai facilmente immaginabili danni ambientali e sociali, la presenza sui capi che indossi di sostanze tossiche nocive che vengono assimilate tramite la pelle.

Anche in questo settore però sta partendo una rivoluzione, un processo di rinnovamento orientato alla sostenibilità ed al benessere, non solo delle generazioni future. La tecnologia e la ricerca ci aiutano a sviluppare nuovi sistemi di coltura a basso impatto ambientale, ad estrarre fibre tessili ecocompatibili da elementi che sino a ieri erano considerati scarti, a migliorare i processi produttivi affinché non rilascino nell’ambiente sostanze nocive e tossiche.

Di seguito sono riportati le principali fibre tessili naturali prodotte secondo i canoni dell’agricoltura biologica, e artificiali ma pur sempre prodotte a partire da biomasse e tramite processi di lavorazione ecologici.

Le principali fibre tessili eco-sostenibili

Cotone Biologico o Organico (Certificato GOTS)

Il cotone è una fibra tessile di origine naturale, prodotta a partire dalla bambagia che avvolge il seme della pianta del cotone (Gossypium), una pianta arbustiva originaria dell’India e delle regioni tropicali e sub-tropicali di Americhe ed Africa. L’utilizzo di questa fibra risale ai tempi preistorici ed ancora oggi è la più importante ed utilizzata fibra tessile al mondo.

Circa 33 milioni di ettari di terreno sono dedicati alla coltivazione del cotone, per una produzione complessiva di circa 26 milioni di tonnellate all’anno. I principali produttori sono la Cina e l’India, che assieme producono oltre il 50% del totale, seguono poi gli USA, il Pakistan, l’Uzbekistan ed il Brasile.

A fronte di un 2,5% di terreno dedicato alla coltivazione, le piantagioni di cotone utilizzano, secondo le varie stime, tra il 15 ed il 25% del totale di insetticidi e pesticidi prodotti nel mondo, i cui residui poi contaminano il terreno e le acque oltre che le fibre stesse del cotone. Se aggiungiamo al computo il tutto processo di lavorazione del materiale grezzo sino a diventare gli abiti che indossiamo quotidianamente, scopriamo questa fibra che abbiamo sempre ritenuto salutare poiché di origine naturale, è uno dei prodotti potenzialmente più inquinante e nocivo.

Il cotone biologico o "organico" è semplicemente cotone coltivato rispettando i dettami dell’agricoltura biologica. A partire dalla semina con sementi rigorosamente naturali (gli OGM sono assolutamente vietati) la concimazione effettuata con fertilizzanti biologici eliminando del tutto concimi e pesticidi tossici, chimici e persistenti. Nell’ambito delle pratiche di coltivazione biologica rientra inoltre un utilizzo più efficiente e razionalizzato dell’acqua di irrigazione, con un risparmio stimato di circa il 90% rispetto al cotone tradizionale, un regime di rotazione delle colture volto a preservare la fertilità del terreno che riesce quindi ad assorbire e trattenere la CO2, ed in generale la salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità.

Metodologie ecologiche sono adottate anche nelle successive fasi di lavorazione della materia prima, evitando quindi metalli pesanti tossici, formaldeide, solventi aromatici, cloro e coloranti chimici. La sbiancatura del cotone biologico viene infatti effettuata tramite ossigeno, le tinture sono effettuate mediante coloranti naturali o a base d’acqua. Il risultato è un filato con una fibra più corposa e durevole, morbido al tatto, più traspirante e soprattutto privo di sostanze chimiche e nocive rispetto al tradizionale cotone.

Tra i limiti principali del cotone biologico vi è un costo di produzione ben maggiore rispetto al cotone tradizionale. Ciò è dovuto ad una minor resa sui campi di coltivazione, ad un processo di lavorazione che richiede più tempo, manualità ed attenzioni senza contare la stessa certificazione di origine biologica che ha un costo notevole oltre ad imporre degli standard etici sui lavoratori della filiera. Tutto ciò contribuisce a far lievitare il prezzo finale di vendita del prodotto finito.

Il cotone biologico, al pari del cotone tradizionale, non ha una particolare elasticità per cui spesso, soprattutto nei capi intimi, si utilizzano o tessiture particolari (come la tessitura a costine) che consenta al capo di avere una certa adattabilità al corpo, oppure si utilizza il cotone biologico elasticizzato: un filato costituito da un filo di elastan attorno al quale viene intrecciato il cotone evitando sempre il contatto con la pelle. L’elastane è adottato in misura variabile a seconda del capo e della sua destinazione d’uso, con contenuti che vanno generalmente dal 2% al 8%. Naturalmente anche l’elastane deve essere trattato senza sostanze nocive e certificato per poter essere impiegato nella realizzazione di un tessuto certificato GOTS.

Acquistando capi in cotone biologico certificato dai il tuo contributo alla salvaguardia dell’ambiente, limitando gli aspetti sociali negativi legati allo sfruttamento del lavoro senza dimenticare che dai un piccolo grande piacere alla tua pelle.

Lana Biologica (Certificata GOTS)

La lana è una fibra tessile naturale di origine animale, prodotta a partire dal vello di ovini, conigli, camelidi ed in alcuni casi anche cani, yak ed antilopi. È uno dei materiali tessili più amato per le sue proprietà termoregolatrici, traspiranti ed igroscopiche oltre che per la sua caratteristica morbidezza. I principali produttori di lana al mondo sono Australia, Nuova Zelanda, Cina, Stati Uniti, Argentina e la gran parte di questa lana è ricavata dal vello di pecore e capre.

La lana biologica è prodotta a partire da animali allevati secondo standard biologici, ossia allevamenti praticati nel rispetto dell’ambiente e degli animali secondo norme ben precise: alimentazione a base di foraggi freschi o secchi o mangimi di origine biologica, gli animali non sono spinti a ad una produzione esagerata, sono inoltre banditi i farmaci e gli antibiotici ad effetto preventivo. In particolare, gli animali da lana vivono di solito in libertà e non in stalle strette e sovraffollate, vengono tosati una volta l’anno in primavera ed in maniera non violenta assecondando la loro esigenza di alleggerirsi del folto manto invernale con il rialzo delle temperature. Tutti questi processi sono certificati e controllati affinché l’allevamento possa essere certificato come biologico.

Oltre al benessere degli animali, la lana per essere certificata biologica deve subire dei processi di lavorazione a basso impatto ecologico, quindi senza cloro, zolfo ed altri additivi chimici tossici che vengono poi dispersi nell’ambiente. Le tinture devono essere di origine naturale o a base di acqua, assenza di metalli pesanti e pvc anche nei prodotti accessori di completamento come bottoni e zip e sempre devono essere rispettati i criteri etici intesi relativi ai lavoratori della filiera.

La lana biologica viene spesso impiegata in abbinamento con altri materiali come ad esempio il cotone organico o la seta biologica.

La lana biologica, non essendo stata trattata chimicamente, è più ricca di proteine, quindi più durevole, più traspirante e coibentante, più resistente a muffe e batteri e naturalmente morbida e piacevole al tatto.

Seta Biologica (Certificata GOTS)

La seta è una fibra proteica di origine naturale prodotta da alcuni insetti dell’ordine dei lepidotteri. Generalmente si ottiene dal bozzolo dei “bachi da seta”, ossia le larve del Bombyx Mori, una specie di falena Asiatica che si nutre esclusivamente di gelso.

La seta ha una storia di oltre 3000 anni, risalente agli imperatori della vecchia Cina che adoravano vestirsi di questi capi leggeri, morbidi e brillanti, ed è ancora ai giorni nostri un bene di lusso apprezzato ed ambito da tutti.

La seta biologica è un filato prodotto secondo criteri di sostenibilità ambientale, etica del lavoro e rispetto degli animali che la producono. Le piantagioni di gelso dedicate alla bachicoltura sono infatti coltivate secondo gli standard dell’agricoltura biologica senza l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti sintetici. I bachi da seta vengono lasciati vivere e compiere il proprio sviluppo in maniera completa e naturale, a differenza delle colture non biologiche in cui i bachi vengono trattati con ormoni (affinché ritardino lo sviluppo e producano bozzoli più grandi) e vengono in seguito uccisi in acqua bollente per evitare che danneggino il bozzolo stesso.

La seta biologica certificata GOTS, oltre ai requisiti dell’agricoltura biologica, alla tutela dell’ambiente e dei lavoratori, garantisce la totale assenza di prodotti chimici nocivi e tossici (pesticidi, fertilizzanti, coloranti, ammorbidenti, repellenti) nel tessuto in tutte le fasi di lavorazione sino alla vendita al dettaglio, fornendo un prodotto puro e naturale per la pelle.

Tencel Lyocell

Il TencelLyocell è una fibra cellulosica artificiale prodotta dall’azienda austriaca Lenzig AG a partire dalla cellulosa estratta dalle piante di eucalipto. A differenza di altre fibre cellulosiche come la Viscosa ed il Rayon che utilizzano solventi chimici tossici ed inquinanti come soda caustica e solfuro di carbonio, il processo di produzione del TencelLyocell risulta completamente ecosostenibile con un impatto ambientale quasi nullo.

La cellulosa proviene da piantagioni di eucalipto rigorosamente certificate FSC, la dissoluzione della cellulosa avviene tramite acidi organici biodegradabili in un processo circolare di reintegro e riutilizzo delle risorse idriche ed energetiche senza il rilascio di sostanze inquinanti nell’ambiente.

La fibra si presenta liscia e setosa al tatto, con elevata resistenza, ottima traspirazione ed igroscopicità. Il TencelLyocell, infatti, ha una grande capacità di assorbire l’umidità creata dal corpo e di espellerla verso l’esterno evitando l’accumulo di sudore e quindi proliferazioni batteriche, irritazioni della pelle e cattivi odori. Garantendo un clima ottimale e donando comfort e freschezza a chi lo indossa, assieme alla certificazione OEKO-TEX 100, risulta essere un prodotto ideale per l’abbigliamento intimo a contatto tutto il giorno con la pelle.

Attenzione però: tutto quanto sopra detto vale solo ed esclusivamente per un capo che riporta sull’etichetta la dicitura TencelLyocell relativo ai filati prodotti in Europa dall’azienda certificata Lenzig AG. Esistono infatti prodotti in Lyocell (o Modal) prodotto secondo metodi non meglio specificati che nulla hanno a che vedere con il marchio TENCEL.

Cupro

Cupro è il nome con cui è conosciuta la fibra di cellulosa prodotta tramite il processo “cuprammoniacale” partire dai linter di cotone, ossia i residui della produzione del cotone, ricchi di cellulosa di qualità pari al cotone stesso. Il procedimento è nato in Germania alla fine dell’Ottocento ad opera della Bemberg e si è evoluto sino ai giorni nostri diventando ecosostenibile con un efficiente sistema di utilizzo delle risorse idriche ed energetiche, adottando un sistema di reintegro e re-immissione dei residui di lavorazione in ogni ciclo oltre ad un fine vita biodegradabile. Cupro ha la certificazione GRS (Global Recyling Standard), OEKO-TEX 100 ed EKO MARK.

La fibra di Cupro si presenta con una sezione circolare, una superficie liscia che non irrita la pelle, ha un’alta densità, elevata igroscopicità e traspirazione. Risulta inoltre atossica, anallergica ed antistatica, confortevole da indossare in ogni stagione grazie alle capacità traspiranti e termoregolatrici oltre che per la morbidezza che le valgono il nome di seta vegetale.

Poliammide EVO®

EVO® by Fulgar, è un biopolimero ottenuto a partire dai semi del Ricino Comune attraverso un moderno processo ecosostenibile. La pianta è poco impegnativa e cresce rapidamente con pochissime risorse e su terreni poveri non destinati alla coltivazione alimentare. Dall’olio estratto dai semi vengono isolati dei monomeri combinati poi attraverso un processo fitochimico per realizzare dei polimeri. Tecnicamente, quindi, l’EVO® è un poliammide (PA) dove il materiale di base non è più il petrolio bensì una biomassa completamente biodegradabile.

Il filato è ultraleggero, molto elastico e deformabile, altamente traspirante, si asciuga rapidamente e non necessita di stiratura, gode di proprietà termoisolanti e batteriostatiche che lo rendono adatto anche per l’abbigliamento intimo.

Fibra di Bambù

La fibra di bambù rientra nelle fibre cellulosiche ed è quindi una Viscosa, ossia una fibra artificiale di origine naturale che è salutare ed ecosostenibile soltanto se prodotta a con metodologie ecologiche certificate.

La fibra di bambù risulta essere morbida e resistente, con proprietà elastiche naturali ed una naturale lucentezza. Traspirante ed igroscopica, non favorisce la proliferazione batterica e viene pertanto considerata fibra antisudore. È completamente biodegradabile nell’ambiente senza lasciare residui inquinanti sempre che sia stata trattata all’origine secondo metodologie ecosostenibili certificate.

Lino (Certificato GOTS)

Il lino è una delle fibre più antiche utilizzate dall’uomo. Si ottiene dalla pianta del Lino Comune (Linum usitatissimum) appartenente alla famiglia delle Linacee, il cui utilizzo è comprovato già 32 000 anni fa. È una pianta che cresce con poche risorse, è resistente e necessita di poche cure, che viene coltivata per ottenere appunto fibre tessili dagli steli oppure olio dai semi.

La fibra di lino si ottiene dal floema (la parte più interna della corteccia) ed è quindi considerata al pari della fibra di canapa, una rafia. La raccolta avviene estraendo l’intera pianta dal terreno comprese le radici. I fasci così ottenuti vengono disposti a reticolato sul terreno e lasciate macerare nella rugiada. Così facendo funghi e batteri scompongono le pectine rompendo i legami tra i fasci di fibre ed il tessuto circostante. Le fibre ottenute vengono poi lavate, selezionate e tirate più volte prima di essere intrecciate e portate alla filatura.

Tutto il processo è naturale senza necessitare di alcun intervento chimico esterno, il che rende la fibra di lino una delle più naturali e sostenibili. Le fibre sono molto resistenti e lucenti e producono tessuti con buone capacità termoregolatrici ed igroscopiche. Il colore naturale della fibra varia dal bianco sporco al grigio ma si presta bene ad essere tinto.

Il Lino per essere certificato GOTS deve comunque rispettare appieno tutti i vincoli imposti dallo standard, quindi coltivato senza utilizzare pesticidi e fertilizzanti chimici, l’estrazione e lavorazione delle fibre parimenti deve avvenire senza utilizzo di sostanze chimiche tossiche con metodologie controllate e come sempre vanno rispettati gli standard etici e sociali dei lavoratori.

Canapa

La fibra di canapa è una fibra tessile ottenuta dal floema della pianta della Cannabis Sativa, una pianta altamente produttiva, resistente e che necessita di pochissime risorse che sino a ad un secolo fa era ampiamente coltivata in tutto il mondo ed utilizzata per produrre fibre tessili e corde, prodotti edili, olii vegetali dai semi, mangimi e carta. Poiché dalla stessa pianta si estraggono anche sostanze psicotrope, i movimenti proibizionistici ne hanno a lungo contrastato la coltivazione che ancora oggi in gran parte del mondo è ostacolata e regolamentata. Pur essendo una fibra naturale, coltivata senza necessitare di pesticidi e senza spreco di risorse, pur lavorata in maniera ecologica e senza inquinare, non gode della certificazione GOTS perché ha oggi un ruolo marginale nella filiera tessile le principali aziende che la producono non sono interessate ad essere certificate.

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